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Perchè studiamo Matematica e Fisica?

Immagine del redattore: Maurizio Recchi
Maurizio Recchi
7 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Prima o poi qualcuno di voi me lo chiederà.

Magari non oggi.

Magari tra qualche settimana, davanti a un problema particolarmente antipatico.

«Prof, ma a cosa serve tutta questa roba?»

La risposta potrebbe sorprendervi.

A niente.

Non userete una derivata per ordinare una pizza.

Non applicherete il secondo principio della dinamica per prendere l’autobus.

Non risolverete un’equazione di secondo grado per decidere dove andare il sabato sera.

E probabilmente nessuno vi fermerà per strada chiedendovi:

«Scusi, quanto vale l’accelerazione di gravità?»

Quindi sì.

Se per servire intendiamo avere un’utilità immediata, molta della matematica e della fisica che studieremo potrebbe non servirvi mai.

Ma noi siamo qui per qualcosa di molto più importante.

Siamo qui per imparare a pensare.

La matematica vi insegnerà che non basta dire:

«Secondo me è così.»

Bisogna spiegare perché.

Vi insegnerà che una conclusione deve partire da alcune ipotesi, seguire un ragionamento e arrivare da qualche parte.

E che, se il ragionamento è sbagliato, non importa quanto siate convinti del risultato:

rimane sbagliato.

In un mondo in cui tutti hanno un’opinione su tutto, questa è una lezione piuttosto importante.

La fisica, invece, vi insegnerà una cosa ancora più strana.

Vi insegnerà a meravigliarvi delle cose normali.

Una mela cade.

E allora?

Cade sempre.

E proprio per questo quasi nessuno ci fa caso.

Ma qualcuno, davanti a una cosa che cade, ha avuto l’ostinazione di chiedersi:

«Perché?»

La Luna è nel cielo.

La vediamo da quando siamo bambini.

Ma qualcuno si è chiesto:

«Perché non cade?»

La luce entra da una finestra.

Normalissimo.

Finché qualcuno non si domanda:

«Ma che cos’è la luce?»

Ed è lì che comincia la fisica.

Non quando troviamo una risposta.

Quando abbiamo il coraggio di fare una domanda.

In questi anni incontrerete formule.

Parecchie.

Alcune vi piaceranno.

Altre, probabilmente, molto meno.

Ma vorrei che capiste una cosa:

la fisica non è un insieme di formule.

Una formula è soltanto il punto di arrivo di un ragionamento.

Dietro

F = ma

non ci sono tre lettere.

C’è un modo completamente nuovo di guardare il movimento.

Dietro

E = mc²

non c’è una formula famosa da stampare su una maglietta.

C’è l’idea sconvolgente che materia ed energia siano due facce della stessa realtà.

Dietro una funzione, una derivata, un integrale non ci sono simboli messi lì per complicarvi la vita.

C’è il tentativo dell’uomo di descrivere il cambiamento.

Il movimento.

La crescita.

Il tempo.

In fondo, il mondo.

Quando risolverete un problema, quindi, non starete semplicemente cercando un numero scritto in fondo al libro.

Starete facendo qualcosa di molto più interessante.

Dovrete capire quali informazioni sono importanti.

Quali sono inutili.

Fare un’ipotesi.

Scegliere una strada.

Accorgervi che magari è quella sbagliata.

Tornare indietro.

Provare di nuovo.

E soprattutto imparare a stare per un po’ davanti a qualcosa che non sapete risolvere.

Questa forse è la cosa più importante che vorrei insegnarvi.

Perché oggi siamo abituati ad avere una risposta immediatamente.

Una ricerca.

Un video.

Un’intelligenza artificiale.

Dieci secondi e compare una risposta.

Ma avere una risposta non significa aver capito.

Per capire bisogna fermarsi.

Bisogna dubitare.

Bisogna chiedersi:

Come lo so?

Posso dimostrarlo?

I dati confermano quello che sto dicendo?

Quel grafico racconta davvero ciò che sembra raccontare?

E se cambiassi le ipotesi?

E se stessi sbagliando?

Qualcuno potrebbe pensare che ammettere di non sapere sia una debolezza.

Nella scienza è esattamente il contrario.

«Non lo so» è spesso l’inizio delle cose più interessanti.

Perché qualcuno, migliaia di anni fa, non sapeva quanto fosse grande la Terra.

E provò a misurarla.

Qualcuno non sapeva perché i pianeti sembrassero vagare nel cielo.

Qualcuno non sapeva cosa fosse l’elettricità.

Qualcuno non sapeva che cosa fosse la luce.

Qualcuno non sapeva se il tempo scorresse allo stesso modo per tutti.

E invece di accontentarsi disse:

«Proviamo a capirlo.»

Molte di quelle domande sembravano completamente inutili.

Poi sono arrivati l’elettricità, i computer, i laser, i satelliti, il GPS, Internet, le risonanze magnetiche, gli smartphone.

Quasi tutto ciò che avete in tasca oggi nasce da persone che, molto tempo prima, si sono poste domande apparentemente inutili.

Ma c’è una ragione ancora più profonda per studiare matematica e fisica.

Ed è questa:

ci insegnano che il mondo può essere capito.

Non completamente.

Non facilmente.

E certamente non senza sbagliare.

Ma possiamo osservare.

Possiamo misurare.

Possiamo costruire un modello.

Possiamo fare una previsione.

Possiamo confrontarla con la realtà.

Possiamo scoprire di avere torto.

E possiamo ricominciare.

Alla fine del vostro percorso scolastico potreste dimenticare molte cose.

Potreste dimenticare una formula.

Potreste dimenticare come si calcola un integrale.

Potreste persino dimenticare la legge di Coulomb.

E, anche se da professore di fisica la cosa mi dispiacerebbe un po’, potrei sopravvivere.

Ma c’è una cosa che vorrei non dimenticaste.

Quando qualcuno vi mostrerà un numero, chiedetevi da dove viene.

Quando qualcuno vi mostrerà un grafico, guardate gli assi.

Quando qualcuno vi dirà «è scientificamente dimostrato», domandatevi quale sia la prova.

Quando tutti sembreranno sicuri di qualcosa, conservatevi il diritto di chiedere:

«Perché?»

Perché forse tra dieci o vent’anni non ricorderete più tutte le formule che abbiamo studiato insieme.

Ma se, davanti a un problema, avrete imparato a fermarvi, ragionare, dubitare, cercare prove e cambiare idea quando i fatti vi danno torto…

allora matematica e fisica saranno servite.

E parecchio.

Perché studiare matematica e fisica forse non vi farà guadagnare più soldi.

Ma potrebbe aiutarvi a capire per cosa vale la pena spenderli.

E soprattutto potrebbe aiutarvi a decidere, con la vostra testa, in che tipo di mondo volete spenderli.




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